Virtus Bologna, Alessandro Pajola: “Andare in prestito per giocare di più? No, mai”

Alessandro Pajola tra le giornate vissute in questa emergenza coronavirus e la sua esperienza con la maglia della Virtus Bologna.

Foto: FIBA

Alessandro Pajola è stato intervista da “La Repubblica”. Il giovane talento della Segafredo Virtus Bologna ha parlato delle sue giornate in questa situazione di emergenza ma anche della sua esperienza con la maglia bianconera.

“Mi considero fortunato a stare qui a Casa Virtus. Ho spazi adeguati, ho preso alcune attrezzature dalla palestra e al pianoterra della palazzina ci sono un paio di cyclette. A turno le utilizziamo, qui in foresteria ci sono anche Nikolic e alcune ragazze della squadra femminile”.


“Le mie giornate? La spesa ogni tanto, la mattina colazione, un po’ di tv e il pomeriggio gli esercizi. Poi ci sono le chat coi compagni, le telefonate con Miro De Giuli, il team manager. E mi capita di sentire anche il coach, sempre disponibile”.


“Sono l’unico superstite della promozione? L’esordio, per la verità delle statistiche, fu in realtà l’anno della retrocessione. Giorgio Valli mi diede 4 secondi contro Torino, sopra di trenta all’Unipol Arena. Pareva una vittoria decisiva per salvarsi, poi invece ci fu Reggio Emilia. In A2 con Ramagli feci uno scampolo con Piacenza la prima giornata, ma il battesimo vero fu a Imola: partii in quintetto e segnai 11 punti. Da lì una presenza in prima squadra costante. Sono giovane, ma a volte negli spogliatoi dico: oh, io sono della vecchia guardia”.


“Andare in prestito per giocare di più? No, mai. Ho sempre percepito la fiducia della società e degli allenatori e ho avuto il mio spazio, i miei minuti. La cosa da un lato mi ha responsabilizzato e dall’altra mi ha dato un motivo in più per non pensare a trovare altrove la mia strada. Poi l’arrivo di Djordjevic e l’opportunità di essere allenato da lui ha definitivamente chiuso il discorso. Nessuno me l’ha proposto, io non ci ho mai pensato”.


“Avere accanto Teodosic e Markovic? Sono stimoli, responsabilità. Sono giocatori d’immenso talento e di grande personalità, ma che ti lasciano spazio. Io sono un loro compagno di squadra, ma intanto li studio, li osservo, e dico che mi piace cogliere i dettagli in questi campioni, pure nelle pause degli allenamenti, non solo in partita. Due così sono per un giovane una lezione continua”

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