La notizia era nell’aria, ma vederla tradotta in un comunicato ufficiale fa comunque rumore: la Virtus Bologna ha esonerato Dusko Ivanovic. Non è bastato il diciassettesimo scudetto cucito sulla maglia meno di un anno fa, né il primato solitario in questa Serie A. Il club ha deciso di staccare la spina a un rapporto che, dopo l’entusiasmo iniziale, si era trasformato in una convivenza forzata e carica di elettricità negativa.
Un conflitto generazionale
Il “metodo Ivanovic”, fatto di disciplina ferrea e allenamenti estenuanti, ha trovato quest’anno un muro invalicabile. Se nella passata stagione l’esperienza di veterani come Shengelia, Belinelli, Hackett e Pajola aveva fatto da ammortizzatore tra il coach e lo spogliatoio, il ringiovanimento del roster operato in estate ha fatto saltare i delicati equilibri interni.
L’epilogo è andato in scena giovedì sera al Forum di Assago. Il diverbio con Carsen Edwards durante l’intervallo della sfida di Eurolega contro Milano è stato solo l’ultimo atto di un copione già scritto. La scelta di lasciare il miglior realizzatore della squadra inchiodato alla panchina per tutto il secondo tempo ha rappresentato la “goccia” finale. Ivanovic cade vittima di una crisi di rigetto di un gruppo acerbo, incapace di assorbire i suoi metodi inflessibili. Un destino comune a quello di altri “grandi vecchi” della panchina come Messina e Obradovic, a testimonianza di un basket che sta cambiando pelle.
La scommessa Jakovljevic
In realtà, la società ha semplicemente accelerato i tempi. La promozione di Nenad Jakovljevic a capo allenatore era già nei piani per la stagione 2026/27. Il tecnico italo-serbo, 37 anni, rappresenta l’antitesi di Ivanovic: un allenatore di nuova generazione, cresciuto tra Trento, la nazionale serba e l’ombra di Luca Banchi.
Jakovljevic eredita una squadra che ha esaurito gli alibi. Con il rientro imminente degli infortunati Vildoza, Hackett e Pajola, il nuovo coach avrà il compito di restituire serenità all’ambiente e valorizzare quel progetto “giovane” che la proprietà ritiene vitale per la sopravvivenza ad alti livelli.
Orizzonti ridimensionati
L’esonero di Ivanovic nasconde però una verità più profonda che la piazza bolognese dovrà metabolizzare: la dimensione della Virtus sta cambiando. In un contesto di contrazione economica, con un budget che si avvia a essere tra i più bassi dell’Eurolega, la scelta di un tecnico giovane e interno è anche una scelta di sostenibilità.
Il patron Massimo Zanetti, vidimando la separazione dal tecnico montenegrino, ha scelto di tutelare il capitale umano della squadra a scapito del blasone della panchina. La Virtus delle stelle lascia il posto a una Virtus più operaia e futuribile. Il coraggio di cambiare, ora, dovrà essere supportato dai fatti sul parquet, a partire dal delicato recupero europeo di martedì contro Parigi.
Fonte: Corriere di Bologna

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Foto: Virtus.it
