Momo Diouf racconta il suo percorso in Italia, la crescita personale e sportiva con la Virtus Bologna, il ruolo di coach Banchi e le ambizioni future in bianconero.

Il percorso di Momo Diouf è prima di tutto una storia di crescita personale. Arrivato in Italia da giovanissimo, il lungo della Virtus Olidata Bologna ha dovuto affrontare un processo complesso di integrazione, imparando a convivere con nuove regole, una lingua diversa e abitudini lontane dalla sua realtà iniziale.
Il basket è entrato nella sua vita in un secondo momento, diventando uno strumento di formazione e consapevolezza. In un’intervista a Sky Sport, Diouf racconta le tappe fondamentali della sua carriera, l’importanza della famiglia, il ruolo decisivo di coach Luca Banchi e le ambizioni che guidano il suo presente e futuro in bianconero.
Le dichiarazioni di Momo Diouf
«Il basket all’inizio non esisteva perché dovevo integrarmi. È arrivato dopo, all’inizio ho giocato a calcio. Poi crescendo in altezza mia mamma mi ha detto di provare con il basket. La famiglia sta sempre vicino a me, ogni tanto vengono a vedermi e sono fondamentali per la mia vita e per la mia carriera».
«Il cambiamento di cultura e la lingua all’inizio mi avevano messo in difficoltà. All’inizio non è stato semplice, ma piano piano sapevo di poter diventare qualcuno e mi sono appassionato alla pallacanestro. Mi piace che le lezioni che impari in campo servono anche fuori: parlo della pazienza e del lavorare duro per raggiungere i grandi obiettivi».
«Banchi ha cambiato la mia carriera perché ha creduto in me. Arrivavo da sei mesi di infortunio, ma ho colto al balzo la chiamata della Virtus. L’ho ascoltato e sono migliorato: mi ha detto sempre di giocare semplice ed essere efficace per aiutare la squadra. Ho imparato ad essere calmo, ad essere lucido durante la partita e giocando sapendo quali sono le mie qualità».
«Una cosa che ammiro di Niang è che è sempre tranquillo, anche quando le cose vanno meno bene del previsto. Il fatto di averlo come compagno di squadra, e non solo di Nazionale, è bello».
«Kevin Durant è il mio idolo, anche se cerco di imparare da tanti giocatori. Lo scorso anno mi sono ispirato a Shengelia, ai suoi movimenti e agli esercizi che fa per prepararsi».
«Ho fiducia nei compagni e nella società che mi sta dando una grande opportunità di crescita. So che posso lavorare in tante cose, ma questo è un buon inizio. Voglio arrivare al massimo livello possibile senza alcun rimpianto».
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