Il mondo del basket italiano guarda sempre con attenzione alle parole di chi ha guidato le grandi piazze storiche. Luca Banchi, oggi totalmente immerso nel suo ruolo di Commissario Tecnico della Nazionale, è tornato a parlare della sua parentesi sulla panchina della Virtus Bologna durante l’ultima puntata di Backdoor One to One. Un intervento lucido, privo di polemiche, ma estremamente onesto nel descrivere le condizioni in cui si trovò a operare.
Un’eredità pesante e un’estate turbolenta
Il passaggio di testimone tra Sergio Scariolo e Luca Banchi è stato uno dei momenti più elettrici della storia recente del club felsineo. Subentrare a pochi giorni dall’inizio del campionato, dopo un divorzio brusco e improvviso, non è mai un compito semplice. Banchi, con la consueta classe, ha definito quel periodo come una vera e propria missione di “normalizzazione”.
“Ritengo di essermi messo a servizio di un club prestigioso in un momento di assoluta emergenza e difficoltà — ha spiegato il coach — cercando di normalizzare una situazione diventata improvvisamente complessa.”
La gratitudine verso Bologna
Nonostante le sfide tecniche e ambientali, il CT azzurro non dimentica il peso della maglia bianconera. Per Banchi, allenare a Bologna rimane un punto d’orgoglio professionale. La sua priorità, in quei mesi concitati, è stata quella di agire come un collante per lo spogliatoio, cercando di isolare la squadra dalle scosse telluriche societarie.
L’obiettivo dichiarato è stato fin da subito quello di trasmettere tranquillità e sicurezza a un gruppo di giocatori che si era ritrovato orfano di una guida tecnica di riferimento a ridosso della palla a due stagionale. “Ho cercato di mettere i giocatori nelle condizioni di esprimere il loro reale valore”, ha ammesso Banchi, pur consapevole che in un contesto così difficile i risultati non possono essere sempre lineari.
Le dichiarazioni
“Premesso che è acqua passata e mi piace parlare di nazionale, mi piace guardare in ottica futura quello che può essere il mio ruolo, il mio impatto sul movimento in qualità di commissario tecnico della nazionale. A Bologna in particolare la Virtus devo essere grato perché mi ha dato l’opportunità di indossare una maglia o comunque essere allenatore di una squadra di incredibile tradizione.
Ritengo di essermi messo a servizio di un club prestigioso in un momento di assoluta emergenza e difficoltà dando il mio contributo a cercare di normalizzare una situazione che era diventata improvvisamente complessa con la rinuncia a un grandissimo allenatore come Sergio Scariolo a pochi giorni dall’inizio della stagione agonistica.
Ho cercato di trasmettere tranquillità, sicurezza come detto e mettere i giocatori nelle condizioni di esprimere tutto il loro reale valore, a volte è riuscito meglio altre meno ma sono grato di aver potuto vivere questa esperienza.”
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Foto: Virtus.it
