Foto: Virtus.it
Il terremoto che ha portato all’avvicendamento sulla panchina della Virtus Bologna continua a far discutere. A scattare una fotografia nitida del momento vissuto all’interno dello spogliatoio bianconero è Nicola Akele. L’ala delle Vu Nere, intervenuta ai microfoni di Sport Club su E-Tv, ha ripercorso le tappe che hanno portato alla fine dell’era Dusko Ivanovic e all’inizio della gestione Nenad Jakovljevic.
Il tunnel delle otto sconfitte
Il punto di rottura è arrivato dopo un filotto negativo difficile da digerire per una piazza ambiziosa come quella bolognese. “Mancavano i risultati”, ha ammesso Akele con estrema franchezza. “Quando perdi tanto entri in un tunnel, a prescindere da chi sia il coach. Otto sconfitte di fila sono tante: già dopo tre o quattro la fiducia inizia a calare”.
Secondo il giocatore, la squadra non ha mai smesso di combattere, ma l’inerzia negativa aveva ormai compromesso l’ambiente: “Gli ultimi risultati positivi non sono un caso, abbiamo sempre lottato per trovare una soluzione, ma in quei momenti si vede se un gruppo si spezza o si rialza”.
La sorpresa per l’addio di Ivanovic
Nonostante le difficoltà, la decisione della società di sollevare dall’incarico il tecnico montenegrino ha colto di sorpresa parte della squadra, considerando il pedigree di Ivanovic. “Sono rimasto sorpreso, è stata una scelta molto coraggiosa”, spiega Akele. “Con Ivanovic abbiamo vinto lo scudetto, eravamo primi in classifica e per lungo tempo abbiamo disputato un’Eurolega dignitosa. Eppure, ad un certo punto, l’umore non era più quello giusto. In queste situazioni o cambi i giocatori o cambi l’allenatore”.
L’era Jakovljevic: comunicazione e nuovi rapporti
La promozione di Nenad Jakovljevic sembra aver portato quella “scossa” relazionale che mancava. Akele ha tracciato una netta distinzione tra la metodologia della “vecchia scuola” e il nuovo corso: “Coach Ivanovic tollerava meno cose. L’allenatore moderno deve saper gestire i giocatori oltre a chiamare gli schemi”.
Di Jakovljevic, l’ala azzurra loda la preparazione e l’eredità tecnica ricevuta da maestri come lo stesso Ivanovic, Banchi e Pesic, ma sottolinea soprattutto il fattore umano: “Nenad ha un gran bagaglio di competenze e un ottimo lato relazionale. Nel basket di oggi avere una comunicazione aperta è fondamentale, e lui ha buoni rapporti con tutti. È pronto per sfruttare questa grande occasione”.
Parole che sanno di ripartenza per una Virtus che, dopo aver toccato il fondo del tunnel, sembra aver ritrovato nella gestione dei rapporti umani la bussola per navigare verso il finale di stagione.
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