Virtus Bologna, Alessandro Pajola: “Sento di essere nel posto migliore”

Alessandro Pajola parla della nuova stagione che sta per partire sotto la guida di coach Sergio Scariolo e con affianco anche Nico Mannion.

In una lunga intervista rilasciata al Corriere dello Sport Stadio, Alessandro Pajola parla della nuova stagione che sta per partire sotto la guida di coach Sergio Scariolo e con affianco anche Nico Mannion.

Sarete in due i ventenni alla guida della Virtus: cosa pensa dell’accoppiata con Mannion? “Intanto spero si riprenda presto, lo aspetto. Sarà molto bello, metteremo tutte le nostre energie in campo. Il nostro compito sarà accumulare l’esperienza che ci trasmetteranno i compagni grandi, un coach super esperto, tutto lo staff. E divertirci. A Nico ho detto che dobbiamo essere pronti, carichi”.

Lei preferisce l’Europa, vero? “Se uno mi chiedesse di guardare una partita di regular season in tv,
direi più l’Eurolega che NBA. Poi la NBA è il sogno di ogni bambino. Ma poi per orario e gusti guardavo appunto l’Eurolega: Teodosic col Cska, Diamantidis, Papaloukas, Spanoulis”.

Intanto in Summer League non ci è andato: perché? “Venivo da un’estate molto impegnativa, insieme alla società abbiamo deciso fosse il caso di staccare”.

Vi sentite questa responsabilità da giovani registi? “Un onore in un club storico e importante, con un allenatore di questo calibro e con tali compagni. Con Milos giochiamo insieme da due anni, sappiamo come aiutarci, Nico si inserirà facilmente”.

Prima impressione su coach Scariolo? “Ci siamo sentiti quando eravamo con la Nazionale a Belgrado, il sogno era vederci in Giappone. E’ stato un piacere e onore. Il suo curriculum parla da solo, un bagaglio di esperienza invidiabile da cui imparare molto. Mi reputo davvero fortunato”.

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Cosa le hanno insegnato Milos e Markovic? “Cerco sempre di prendere da tutti, il mio primo pensiero è stato “cavolo che figata stare in campo con due giocatori così”. Passaggio, visione di gioco, gestione, questo ho cercato di “rubargli”. E anche fuori dal campo sono persone molto umili. Posso solo ringraziarli”.

Fuori dal campo, cosa ha capito che doveva cambiare? “Ho avuto una diffcoltà a passare dal basket come divertimento al basket come lavoro. Mi sono dovuto abituare a tutto ciò che c’è intorno. Coach Djordjevic e coach Bjedov mi hanno dato una spinta in più. Mi hanno fatto vedere lo sport come lavoro, senza perdere il divertimento in campo. Lo stesso ha fatto Pippo Ricci, professionista esemplare da cui ho imparato molto”.

Come è cambiata la Virtus in questi anni? “Tanto, la retrocessione, la A2, adesso c’è una struttura di altissimo livello. Casa Virtus è trasformata, siamo seguiti in tutto, una delle strutture più all’avanguardia ‘Europa”.

Da cui non andare mai via? “Sento di essere nel posto migliore per un ragazzo di 21 anni, un posto perfetto”.

Foto: Virtus.it

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