La vittoria a Cremona conferma il percorso Virtus Bologna: giovani italiani protagonisti, meritocrazia e fiducia. Ivanovic e Ronci valorizzano talento e continuità per costruire il futuro.
La vittoria della Virtus Bologna a Cremona non racconta solo una squadra solida, profonda e capace di adattarsi alle assenze: è anche la conferma di un messaggio chiaro e strategico. I giovani italiani non sono una concessione, ma una risorsa concreta. Un concetto ribadito con forza dopo la partita dal coach Dusko Ivanovic e dal direttore generale Paolo Ronci, due ruoli diversi, due sensibilità differenti, ma un’idea comune: valorizzare il talento e il lavoro quotidiano, indipendentemente dall’età.
Ivanovic, come sempre diretto, non fa distinzioni generazionali: conta solo chi merita di stare in campo. “Se sei bravo, giochi. Se lavori bene, competi. Se reggi il livello, resti in campo”, è la filosofia che guida il montenegrino, e che trova piena conferma nelle scelte di Ronci. Il dirigente sottolinea la soddisfazione di costruire vittorie dando spazio ai giovani italiani, dimostrando che indossare la maglia bianconera non è un ostacolo, ma un’opportunità. Serve pazienza, coraggio e un allenatore che osservi ciò che accade in palestra ogni giorno.
In questo contesto, l’utilizzo dei giovani nella rotazione della Virtus è ormai strutturale. Alessandro Pajola, classe 1999, è percepito come veterano e punto di riferimento tecnico ed emotivo. Momo Diouf, 2001, da cambio energico a centro titolare, ha consolidato il suo ruolo diventando un riferimento nel pitturato, con circa 20 minuti di media tra LBA ed EuroLeague. Saliou Niang, 2004, è ormai imprescindibile: energia, fisicità, continuità e capacità di incidere su entrambi i lati del campo, con oltre 20 minuti di media a partita.

A Cremona, anche i più giovani hanno avuto spazio e fiducia. Francesco Ferrari, 2005, ha trovato i suoi primi punti in maglia bianconera, mentre Matteo Accorsi, 2007, è sceso in campo in quintetto senza timori, confermando un percorso di crescita coerente con l’Under 19 e con le indicazioni di Ivanovic. La distribuzione dei minuti – Niang 28, Diouf 20, Pajola 20, Ferrari 17, Accorsi 8 – è la fotografia di una scelta precisa, non episodica, che valorizza costantemente il talento italiano.
La chiave del successo è la filosofia di Ivanovic: poche parole, meritocrazia assoluta, lavoro duro e rapporto diretto con i giocatori. Nessuno è in campo per fare esperienza, tutti sono lì perché se lo meritano. E questa responsabilizzazione, soprattutto per ragazzi così giovani, rappresenta la forma più alta di fiducia.
A rafforzare il tutto c’è la forza del gruppo. Affiatamento, sostegno reciproco e complicità sono evidenti in campo: questi giovani non sono corpi estranei, ma parte integrante di una squadra costruita come una famiglia. L’identità di squadra nasce da settimane di lavoro condiviso, a partire dal ritiro estivo di Asolo, ed è ora percepibile anche nei momenti più difficili.
Guardando al futuro, la Virtus Bologna conferma una strada chiara: vincere oggi, costruendo domani. La valorizzazione dei giovani italiani in un contesto competitivo di alto livello è ormai un progetto strutturato, e i segnali arrivati da Cremona confermano che la scelta sta già producendo risultati concreti, dentro e fuori dal campo.
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Foto: Virtus.it
