Pausa Nazionali: Il bilancio di coach Pino Sacripanti sul cammino della Virtus Bologna

Foto: Giulia Pesino

Coach Pino Sacripanti intervistato da Walter Fuochi su “La Repubblica”, fa un bilancio sulla stagione della Virtus Bologna sin’ora, delle sue impressioni, del mercato e di tanto altro. 

Felice? 
“Sì, perchè siamo più avanti di quel che pensassi. Il gruppo è ricettivo, lavora, migliora. In mentalità e nel gioco. Brave persone, che percepiscono pure il blasone, la storia che c’è stata e si tocca: la struttura qui all’ Arcoveggio, i tifosi al PalaDozza, il signor Zanetti, tutto l’ambiente. All’inizio era perfino un problema. Giocavamo in casa e vedevo, nel discorso pre-partita, facce tese, serie. Entravamo e andavamo sotto”. 

In campionato ci sono alti e bassi.
“Quattro vittorie sono un bottino giusto, e ad Avellino e Trieste non passeranno in tanti. Di solito evito i piagnistei, ma abbiamo avuto i nostri guai. Trasformare le difficoltà in opportunità, dando spazio alla panchina, ha favorito belle risposte. Ha giocato chi c’era e l’ha fatto sempre meglio. Poi, si sa, sul doppio impegno coppa-campionato, si pagano dazi”.

Pesaro il punto più basso?
“No, per me no. Eravamo partiti bene, abbiamo pagato cari i falli dei piccoli, ma siamo arrivati a giocarcela all’ultimo tiro contro un quintetto che concentra molto talento. Il vero punto più basso fu con Klaipeda: se non c’era il PalaDozza a spingere, era persa. Poi Cremona, per una fila di motivi. A Pesaro abbiamo fatto subito le cose giuste, poi siamo caduti nel loro corri e tira, senza intelligenza. Alleno da 19 anni, conosco le squadre, di questa so che, se lavora forte, mette dedizione e segue il piano partita. Se non sta bene, può cadere nella fretta e nei nervi, come negli ultimi 15′. Infine, se posso dirlo, Martin era quello che s’accoppiava bene con McCree, che ci ha devastato.

Da migliorare sembrano esserci difesa e rimbalzi.
“Concordo. In difesa partiamo da basi individuali perfettibili, ma quando ci siamo stati tutti qualcosa s’è visto. Poi ci manca un 5 dominante. Qvale e Kravic sono tecnici, Kravic è pure quello, per me, più migliorato, ma Brian oggi non arriva a 20′ di vera intensità. Infine, devo ripetermi: Martin ci manca. In corpo e anche in spirito: il più altruista. I rimbalzi, allora. Da ragazzo a Cantù vedevo Dan Gay. Detto il lavavetri. Tutti suoi. Uno così ora non c’è, Qvale ha avuto alti, anzi altissimi, e bassi, ma dovremo anzitutto sapere come sta. E rimbalzi deve darcene di più M’Baye, che ha grandi giocate e pause enormi”.

Al mercato ci pensate?
“Detto che una società come la Virtus sul mercato c’è sempre, in questa sosta lavoreremo forte e spero avremo risposte precise sia su Martin che su Qvale. E potremo decidere. Su Martin ho pensieri e timori. Sia su quando torna, sia su come torna. S’è strappato non il flessore di un anno fa, ma quello opposto, se lavora storto ne risentono altre parti ed ha ricadute. Ha masse muscolari notevoli, ha fatto un lavoro bestiale con l’osteopata, serve che torni quello che era”.
Nel caso, aggiungere o rimpiazzare? “Non ho preclusioni sul mandare uno in tribuna, ma se siamo tutti in salute la squadra va bene com’è. Sennò, serve pensarci”.

Taylor e Punter sono quelli giusti?
“Taylor, guardando cifre e fatti, quand’è in campo si sente, per quel che fa, e per l’esempio, anche in difesa, pressando ogni pallone. Fa falli, vero, ma perchè non si risparmia. Punter è un realizzatore come pochi, deve solo migliorare le letture”.

Un merito è aver allargato la platea dei titolari.
“Mi fa piacere, coi ragazzi ho un rapporto franco, non urlo e non sfanculo ma parlo chiaro e chiedo cose precise. Pajola ha sofferto all’inizio, si sentiva sotto tiro, così gli ho parlato. Sei il ragazzo di casa, i tifosi amano il tuo cuore, ma per me conterà la tua efficacia, non la tua età. E io da titolare ti tratterò, non da bambino. Sta lavorando sul tiro, l’ho visto sereno. Su Cappelletti ero scettico e dite pure che non l’ho voluto io. Però lo conoscevo, dall’under 20, sapevo che ama esser protagonista e che si sta frenando. Pure con lui patti chiari: non sei l’undicesimo, sei uno degli undici”.

Andrà mai a vedere la Fortitudo?
“Coi calendari spesso sovrapposti non è successo. Lì c’è il mio uomo, Leunen. Vero, ne parlammo anche per la Virtus, poi c’era Baldi Rossi e finì lì. Andrò a vederlo”.

Foto: Giulia Pesino

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